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Cuciamo nuove opportunità - Il carcere non è un’isola

Cuciamo nuove opportunità racconta con una mostra fotografica il dialogo tra carcere e città a Trento: cucito, relazioni e futuro possibile.

venerdì 30 gennaio 2026

Cuciamo nuove opportunità

Il carcere non è un’isola: percorsi condivisi tra Trento e la sua casa circondariale

Ci sono progetti che nascono da un’idea.
Poi ce ne sono altri che nascono dalla sensibilità delle persone, da uno sguardo aperto, da un sorriso, da una domanda semplice ma imprevedibile: “Verresti in carcere?”

“Cuciamo nuove opportunità” è uno di questi progetti. Un percorso di formazione e relazione che ha attraversato la casa circondariale di Spini di Gardolo e la città di Trento, mettendo in dialogo mondi che troppo spesso restano separati. Perché il carcere non è – e non deve essere – un’isola.

Un filo che unisce competenze, comunità e futuro

Il progetto, coordinato da L'Ortazzo, con la collaborazione di Tabita e Atotus, con il supporto alla riflessione della Conferenza Regionale Volontariato di Giustizia ed il sostegno dalla Fondazione Cassa Rurale di Trento**,** nasce grazie a una rete di realtà e persone che hanno scelto di mettersi in gioco portando avanti un percorso tanto complesso quanto gratificante in memoria di Sandra Toro, pioniera della moda sostenibile a Trento.

Incontro pubblico: riflettere insieme

Il 28 gennaio 2026 alle ore 17.30, nella Sala Nones di Palazzo Benvenuti a Trento, si è tenuto l’incontro pubblico “Cuciamo nuove opportunità. Il carcere non è un’isola: percorsi condivisi tra Trento e la sua Casa Circondariale”.

L’incontro, condotto dalla giornalista Michela Grazzi, ha dato voce a contributi diversi:

  • Amedeo Savoia, accompagnato al pianoforte da Nicola Strafellini, ha aperto la serata con La storia di K, restituiendo l’umanità delle persone detenute.
  • Silvia Atzori, per Atotus, ha presentato l’esperienza dei laboratori di cucito come attività capace di favorire calma, pazienza, benessere e autostima in contesti di forte disagio.
  • Nicoletta Gadaleta, a nome di Anna Rita Nuzzaci, direttrice della Casa Circondariale di Spini di Gardolo, ha portato l’attenzione sulle potenzialità e sfide del lavoro educativo in carcere.
  • Carlo Scaraglio, vicepresidente della Conferenza Regionale Volontariato di Giustizia, ha sottolineato l’importanza dei legami tra comunità e carcere.

Nei saluti istituzionali ha preso la parola anche Debora Cont, presidente della Fondazione Cassa Rurale di Trento.

ATOTUS e l’economia circolare che genera impatto

“Cuciamo nuove opportunità” ha trovato continuità e forza grazie al contributo di ATOTUS, circuito di economia circolare che coinvolge oltre 30 aziende in Italia, con una forte attenzione al sociale.
ATOTUS lavora su riciclo, riuso, formazione e nuove opportunità, anche tecnologiche, arrivando a sviluppare strumenti innovativi come una moneta di contabilizzazione della sostenibilità.

A Trento, il lab e shop di ATOTUS in Piazza Venezia è diventato uno spazio vivo di formazione e lavoro, in collaborazione con numerose realtà del sociale trentino. Un luogo dove l’economia circolare non è solo un concetto, ma una pratica quotidiana.

Per ATOTUS, entrare in carcere ha significato anche mettere in discussione pregiudizi.
Come racconta Silvia Atzori:

La prima domanda che ti fai è ‘cosa hanno fatto per essere qui?’. Poi guardi le persone e capisci che sono semplicemente persone. E allora quella domanda passa in secondo piano: conta di più l’opportunità che stai costruendo insieme a loro.

Formazione che lascia tracce

I laboratori – coordinati da L’Ortazzo APS con Atotus e Tabita, il centro di raccolta beni per persone senza dimora – hanno offerto alle detenute di apprendere le basi del cucito e del riuso dei tessuti, trasformando materiali usati in nuove creazioni.

Ogni persona ha potuto portare avanti un proprio progetto: chi ha realizzato un capo o una coperta per sé, chi per una compagna, chi per una persona cara fuori dal carcere. Ogni gesto creativo è stato anche un atto di relazione e resilienza, capace di restituire un senso di possibilità.

Grazie alle insegnanti professioniste, alle giovani designer e alle sarte che hanno colto la sfida di entrare in carcere – Alessandra Patton e Rossella Sterni – il cucito è diventato molto più di una tecnica.

Entrare in carcere non è mai neutro ma, come raccontano le insegnanti, ciò che resta più a lungo è l’umanità incontrata.

Non siamo abituate a questo ambiente – racconta Alessandra – ma le ragazze ci hanno restituito un’umanità gigantesca. Sono io che ringrazio loro per questa esperienza.

Un progetto raccontato in immagini

Dal 19 gennaio al 6 febbraio 2026, negli spazi espositivi di BTS Banca Trentino Südtirol in via Belenzani 12 a Trento è visitabile la mostra fotografica “Cuciamo nuove opportunità”, che racconta in immagini i laboratori di cucito realizzati nella Casa circondariale di Spini di Gardolo. L’esposizione documenta, grazie agli scatti di Beatrice Rover e Valentina Cirasa, che ha curato l’esposizione, come il riuso tessile e la creatività possano diventare strumenti di benessere, relazione e possibilità.

Non immagini rubate, ma sguardi condivisi.

Il rumore dei cancelli che si chiudono è la cosa che mi ha colpito di più”, racconta Valentina.
“Ma ancora di più mi ha colpito la forza di queste donne, la loro determinazione a cambiare.

Cucire, in queste immagini, diventa un gesto simbolico potente: cucire un capo, cucire relazioni, cucire una nuova possibilità di vita.

Il carcere come spazio di relazione, non di isolamento

Come raccontato da Nicoletta, che insieme alla collega educatrice Lucrezia Aielli ha seguito il progetto dall’interno, il valore di iniziative come queste risiede nella possibilità di creare connessioni reali tra persone e comunità. Le attività proposte non servono solo ad acquisire competenze tecniche, ma a rinnovare fiducia, identità e prospettive future.

Progettare qualcosa significa progettare un futuro. E questo, per una persona detenuta, è essenziale.

Una comunità che educa

Questo progetto ci ricorda una cosa semplice e potente:
le trasformazioni sociali nascono dall’incontro tra persone sensibili, che scelgono di fare rete e di assumersi una responsabilità collettiva.

Come ricorda Nicoletta:

Un educatore da solo non può farcela. È la comunità che diventa educante.

Il carcere non è un’isola: lo sguardo di Carlo Scaraglio

Nel corso dell’incontro pubblico, Carlo Scaraglio, vicepresidente della Conferenza Regionale Volontariato di Giustizia, ha riportato il progetto dentro una visione più ampia: quella di un carcere riconosciuto come parte integrante della città.

Il carcere non deve essere un’isola. La società deve farsene carico.

Scaraglio ha ricordato come la collocazione periferica del carcere di Trento contribuisca a renderlo invisibile, alimentando una distanza non solo fisica ma anche culturale. Una distanza che pesa soprattutto nel momento in cui le persone detenute escono e devono ricostruirsi una vita.

Forte della sua esperienza personale – 14 anni trascorsi in carcere – Scaraglio ha messo in discussione il modello punitivo:

Il carcere che punisce funziona benissimo. Proprio per questo, per me, non dovrebbe essere la punizione la risposta.

A fare la differenza, ha spiegato, sono le opportunità: studio, lavoro, relazioni. I detenuti, soprattutto in semilibertà, sono spesso lavoratori affidabili e motivati, ma faticano a trovare occasioni concrete. A questo si aggiungono nodi strutturali come l’accesso alla casa e il mantenimento dei legami affettivi.

Progetti come Cuciamo nuove opportunità dimostrano che aprire il carcere all’esterno è possibile e necessario: perché il cambiamento non nasce dall’isolamento, ma dall’incontro.

Cucire futuro, insieme

Cuciamo nuove opportunità è infatti la prova che l’impatto sociale non nasce da gesti eroici, ma da scelte quotidiane, da alleanze improbabili, da persone che decidono di mettersi in rete.
Con il sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Trento e di tante realtà del territorio, questo progetto ha aperto una strada concreta e replicabile.

Perché il carcere non è un’isola.
E quando scegliamo di attraversarlo insieme, può diventare un ponte.